sabato 30 luglio 2011
La destra nemica dell'ambiente
La prossima battaglia della destra? Negare il riscaldamento globale
sabato 30 luglio 2011 | Guido Iodice | Nessun commento
A volte per conoscere in anticipo cosa farà il centrodestra è utile leggere quanto si scrive su giornali e blog apparentemente non legati a quella parte politica. Tra le migliori fonti in questo insieme variopinto di commentatori “intelligenti”, “moderati” e “terzisti” c’è TheFrontpage.it, il blog (in realtà un vero e proprio giornale) di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, già dalemiani ma da tempo passati ad una presunta neutralità: per uno dei due consiste nel curare le campagne elettorali dei candidati del Pdl, mentre per l’altro si traduce nel fare l’opinionista per “il Giornale”.
Da qualche tempo su TheFrontPage, nella categoria “Scienza e Tecnologia”, si possono leggere articoli con titoli come questi: “Congelati o arrostiti, dovete morì!”, “Verdi come i dollari”, “L’uomo che inventò l’eco-catastrofismo” tutti firmati con lo pseudonimo Portoreale (ma come vedremo di reale c’è ben poco).
La tesi è sempre la stessa: il cambiamento climatico non esiste, se esiste non porterà catastrofi e soprattutto non è causato dall’uomo; chi lo afferma lo fa per guadagnarci e fa parte della Climate Change Inc., la quale complessivamente muoverebbe più denaro che l’industria del petrolio (sic!). A capo di tutto c’è Al Gore.
Ma davvero il global warming è una bufala, come sostengono Velardi e Rondolino? Purtroppo per noi, no. Si tratta invece di una evidenza scientifica supportata da dati, ricerche, modelli, verificabile da chiunque. La scienza da alcuni anni ha accertato che ormai vanno considerati fatti: 1) il riscaldamento globale esiste; 2) esso è in larga parte dovuto all’attività umana; 3) esso comporta cambiamenti climatici misurabili e documentabili che possono condurre a catastrofi.
Gli articoli di TheFrontPage, invece, riprendono siti e blog (in gran parte americani, come Climate Change Hoax) che negano queste tesi. Non si tratta di documenti scientifici, quanto invece di qualcosa che, per linguaggio e metodo, rassomiglia molto all’arcipelago dei siti “complottisti” sull’11 settembre. La coincidenza è sconcertante: si attaccano i sostenitori del global warming antropico sul piano personale, accusandoli di guadagnarci; si insinua che essi sono parte di un complotto internazionale; si fa leva sui fatti ancora non spiegati o dubbi per affermare che l’intero impianto teorico, comprese le sue conseguenze, è fallace (che è un po’ come dire che il Modello standard della fisica quantistica è una bufala solo perché non è ancora stato scoperto il bosone di Higgs o perché esiste anche la teoria delle stringhe); si contrappongono le diverse modellizzazioni per concludere che, poiché in contraddizione su alcuni aspetti, sarebbero tutte false, il che equivale ad affermare che, siccome la Relatività generale è diversa dalla gravità newtoniana, allora sono sbagliate entrambe (mentre sono entrambe “vere” sia pure con gradi di approssimazione differenti). Nei casi più gravi si presentano dati falsi a sostegno della propria tesi negazionista.
La parte più divertente del negazionismo climatico riguarda i finanziamenti alle ricerche. Poiché – si sostiene – il catastrofismo fa molto parlare di sé, esso attrae finanziamenti pubblici e privati più facilmente di quegli studi che tendono a ridimensionare la portata dell’intervento umano nei cambiamenti climatici e dei cambiamenti stessi. Il fatto divertente è che i pochi studi di questo genere hanno attratto eccome investimenti: quelli dei petrolieri, ed in particolare della EXXonMobil. Studi che, ovviamente, la comunità scientifica ha respinto perché farlocchi. Diffondere il dubbio su una tesi scientifica comunemente accettata è il modo che hanno le industrie di mitigare i limiti che i politici potrebbero imporre alle emissioni. E’ esattamente lo stesso metodo usato per contestare la pericolosità del tabacco: anche in quel caso le industrie finanziarono studi di parte il cui esito era scritto già prima di iniziare la ricerca.
Tutto ricorda da vicino – troppo da vicino – le strampalate tesi degli antievoluzionisti. Non pare quindi un caso che il Paese dove più alta è la percentuale di scettici (tra la gente comune), in entrambi i casi, sono gli Stati Uniti.
Tanto per avere un’idea di quanto l’ACC (Anthropogenic Climate Change) è condiviso nel mondo scientifico, basti pensare che tutte – sottolineo: tutte – le accademie scientifiche nazionali sostengono la sua fondatezza scientifica. Tra queste, anche quelle dei Paesi del G8, più quelle dei paesi BRIC (Brasile-India-Cina), ovvero le nazioni responsabili della quasi totalità delle emissioni dei gas serra, principale causa del riscaldamento globale. Questa adesione all’ACC, iniziata ormai da decenni, è stata confermata e si è ampliata ogni volta in occasioni degli innumerevoli e infruttuosi vertici governativi sul clima ed ha trovato la massima espressione nell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) . Ogni volta le accademie nazionali hanno evidenziato che le più recenti ricerche hanno sempre confermato l’esistenza e la pericolosità dell’ACC. Lo stesso dicasi per tutti – e sottolineo tutti – gli organismi internazionali che raccolgono gli istituti di ricerca scientifica nel mondo o nei singoli continenti. E, ancora, uno studio comparativo sulle riviste scientifiche mondiali, condotto su quasi 1000 paper tra il 1993 e il 2003 ha concluso che latotalità dei testi pubblicati, quindi sottoposti al peer review, conferma o dà per acquisito il riscaldamento globale di origine antropica. Al limite, alcuni paper differiscono per “tempo e modo” di questa influenza o mettono in dubbio alcuni aspetti specifici dei modelli climatici. Nessuno però mette in dubbio la spiegazione corrente in quanto tale. Per usare le parole della Royal Society del Regno Unito: “C’è una forte evidenza che il riscaldamento globale dell’ultimo mezzo secolo è stato causato in larga parte dall’attività umana, come la combustione dei combustibili fossili e il cambiamento nell’uso dei terreni, inclusa l’agricoltura e la deforestazione”.
Anche se il paragone è improprio, è comunque significativo notare come l’ACC goda di un consenso scientifico persino superiore a quello dell’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica. Gli unici organismi che negano l’ACC sono i think thank legati al partito repubblicano e all’area conservatrice negli USA, dai nomi piuttosto eloquenti come “American Enterprise Institute” e “Competitive Enterprise Institute”, che spesso fanno leva sulle opinioni personali dei pochissimi scienziati negazionisti. Si tratta normalmente di ricercatori in pensione che non compiono più studi da tempo, autori di articoli senza reali basi scientifiche che non passerebbero il vaglio preliminare prima della pubblicazione su una rivista scientifica. Si parva licet, il caso ricorda un po’ gli ormai scomparsi negazionisti della meccanica quantistica che si appellavano allo scetticismo di Einstein sull’argomento. Solo che qui non c’è di mezzo la sorte del povero gatto di Schrödinger ma quella del genere umano.
Del resto tutte le teorie scientifiche hanno trovato nel corso della loro storia qualche illustre contrario. Gordon MacDonald , consigliere scientifico di Johnson e Nixon, ha negato la tettonica a zolle fino alla sua morte, avvenuta nel 2002. Solo che nessuno gli ha mai – giustamente – dato ascolto. Nel caso del clima (e purtroppo anche in quello dell’evoluzionismo) invece l’opinione pubblica è stata convinta che c’è un acceso dibattito tra gli scienziati circa la responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici. La risposta è, semplicemente, no: tutti accettano che questa sia la spiegazione che supera le altre possibili, secondo le conoscenze attuali. Il dibattito riguarda i particolari, non il quadro generale, e nel tempo si fa sempre meno intenso con il perfezionamento dei modelli e delle rilevazioni che stanno confermando quanto sia importante (e urgente) fermare l’emissione di gas serra e la deforestazione.
Certo questo non significa che il dibattito tra gli scienziati sul clima non esiste. C’è chi considera certa o almeno molto probabile la preponderanza dell’ACC rispetto ad altri fattori e chi svolge ricerche tentando di trovare fattori più importanti. Non è una novità. Per come funziona la scienza il dibattito non si chiude mai, perché altrimenti non sarebbe scienza, ma fede: qualsiasi acquisizione della scienza viene sempre, costantemente, messa sotto il torchio della ricerca, tesa a confutare l’acquisizione stessa. E non deve sorprendere che spesso siano proprio i sostenitori di una certa tesi a cercare la prova contraria: è proprio dal fallimento delle possibili falsificazioni che una teoria scientifica prende forza. Il riscaldamento globale di origine antropica non fa eccezione e i modelli fin qui elaborati hanno calcolato la differenza tra il riscaldamento dovuto a fattori naturali e quello causato dall’uomo, concludendo che il peso dell’uomo è di gran lunga maggiore dei fattori naturali e ciò che potrebbe farci fare la fine dei dinosauri.
Perché questo argomento torna in auge proprio ora? Appare sin troppo evidente la coincidenza con la marcia indietro sul nucleare da parte di diversi Paesi industrializzati. I produttori di energia hanno bisogno di dimostrare che carbone, petrolio e gas sono innocui o quasi. Per farlo hanno bisogno di diffondere incertezza, dubbio, paure sui risultati della scienza. E’ sempre la solita solfa. L’Italia come gli USA, purtroppo, è sensibile ad argomenti del genere: basti ricordare che noi siamo con l’America l’unico Paese occidentale dove il governo ha tentato di introdurre il “disegno intelligente” nell’istruzione scolastica. Siamo anche il Paese dove una legge ha normato il fine vita sulla base dell’assunzione, contraria alla scienza, che l’alimentazione artificiale non è un trattamento medico. Cercando su Google Italia “anthropogenic global warming” (la dizione con cui in genere i critici si riferiscono all’ACC) i risultati provenienti da siti negazionisti sono molte migliaia. Vi sono interi blog dedicati all’argomento, tra cui il più attivo è il sito climatemonitor.it, tenuto da alcuni blogger vicini al PdL. Questo dà una misura di quanto sia pericolosa la campagna che vedremo presto partire in grande stile sui giornali d’area berlusconiana, sui blog fintamente “terzisti” e sulle tv, approfittando ovviamente di “questo strano luglio troppo fresco”.
Guido Iodice
Articolo tratto dal sito di Sinistra Ecologia Libertà
Postato da Paolo Gonzaga
venerdì 29 luglio 2011
Intervista a Nichi Vendola su "La Repubblica" 29/07/2011
ARTICOLO: QUANDO LA POLITICA È DEBOLE…
Autore: redazione
Intervista a Nichi sulla questione morale, a cura di Giovanna Casadio, pubblicata su Repubblica di oggi.
ROMA - “Talvolta ho schifo sia del fango che della macchina del fango…”. Nichi Vendola, il leader di Sel, va all´attacco sulla questione morale, che preferisce chiamare “la questione politica di questo paese, perché quando la politica è debole prendono la scena corrotti e corruttori”.
Il Pd è nei guai giudiziari: molto fango sul partito di Bersani, o semplicemente le inchieste su Penati, Tedesco, Pronzato hanno qualche fondamento?
“Le inchieste svelano il fango che c´è dentro tutti i sistemi di potere, che scorre nelle vene della politica quando diventa povera di passioni ed è avvelenata dalle lobby e dai trafficanti di consenso. Vorrei non mettere esclusivamente sulle spalle di un partito una questione che interroga tutti noi, visto che a 20 anni da Tangentopoli, come nel gioco dell´oca, torniamo alla casella di partenza. Se ai tempi di Mani pulite la corruzione definiva una sorta di patologia, oggi l´impressione è che siamo dinanzi alla fisiologia del sistema politico innervato di corruttela e affarismo”.
Lei fa di tutta l´erba un fascio?
“Parlo del centrosinistra, di tutti noi, con un´avvertenza: per noi non vale e non può valere la parabola evangelica del “voi guardate la pagliuzza nel nostro occhio invece della trave nell´occhio del centrodestra”, perché penso che i fenomeni di pubblica immoralità non si possono pesare, non hanno una gerarchia. Il punto è: la questione morale è o no una grande questione politica, che ha a che fare con la fragilità costitutiva della nostra borghesia? Siamo di fronte a una sorta di “mucillagine” istituzionale e la politica è spiazzata. Il ceto politico è un insieme di negoziatori di interessi localisti, lobbistici, corporativi. Se la politica si organizza come mercato elettorale, allora la compravendita si potrà fare in Transatlantico, in quello che è diventato il paese di Scilipoti”.
Tuttavia, Bersani fa bene a minacciare una class action degli iscritti contro la macchina del fango sul Pd?
“Capisco la difficoltà che vive il Pd in questo momento e anche il sentimento di assedio che si riverbera nelle parole di Bersani. Però credo che bisogna evitare di imboccare le scorciatoie, o di offrire rappresentazioni complottistiche: il problema c´è ed è gigantesco, chiama in causa la nostra capacità di rinnovamento”.
La diversità della sinistra è quindi perduta?
“Esiste, se la sinistra è capace di denunciare l´immoralismo di una classe dirigente che fa operazioni di vera macelleria sociale. La diversità vive in un programma in grado di ribaltare quella incredibile coazione a impoverire i poveri e arricchire i ricchi. La questione morale è questione politica e sociale. Si dice che la politica è una casta, più che altro rischia di essere la guardiana degli interessi di tante caste. Solo lo 0,7% degli italiani denunciano redditi superiori a 100 mila euro all´anno, ma basta affacciarsi nei porticcioli per avere un´idea sommaria ma efficace di quanta ricchezza e lusso ci siano, senza rispondere a un dovere di solidarietà e di austerità”.
Non trova imbarazzante il “caso Tedesco”, che è stato ex assessore della sua giunta in Puglia?
“Oggi quella vicenda è consegnata alle aule giudiziarie. Ma tempeste giudiziarie hanno riguardato la sanità piemontese e quella lombarda. L´organizzazione della sanità è il più gigantesco luna park affaristico-corruttivo del nostro paese”.
Ha detto di volersi ritirare da questa politica che non le piace: ci ha ripensato?
“Sono entrato in politica subendo il fascino di Enrico Berlinguer: non mi sento un uomo in carriera e talvolta ho schifo sia del fango che della macchina del fango, e ci sono momenti in cui viene voglia di evadere. Ma non abbandono la battaglia politica. Non è una marcia indietro la mia rispetto a quanto detto. Però voglio combattere i miei avversari senza bisogno dello sputo, provando a rispettarne l´umanità. Il centrosinistra deve costruire un´offerta politica contro i ladri, una grande alternativa di valori, il racconto di un´Italia migliore fondata sulle virtù civiche e i beni comuni”.
ROMA - “Talvolta ho schifo sia del fango che della macchina del fango…”. Nichi Vendola, il leader di Sel, va all´attacco sulla questione morale, che preferisce chiamare “la questione politica di questo paese, perché quando la politica è debole prendono la scena corrotti e corruttori”.
Il Pd è nei guai giudiziari: molto fango sul partito di Bersani, o semplicemente le inchieste su Penati, Tedesco, Pronzato hanno qualche fondamento?
“Le inchieste svelano il fango che c´è dentro tutti i sistemi di potere, che scorre nelle vene della politica quando diventa povera di passioni ed è avvelenata dalle lobby e dai trafficanti di consenso. Vorrei non mettere esclusivamente sulle spalle di un partito una questione che interroga tutti noi, visto che a 20 anni da Tangentopoli, come nel gioco dell´oca, torniamo alla casella di partenza. Se ai tempi di Mani pulite la corruzione definiva una sorta di patologia, oggi l´impressione è che siamo dinanzi alla fisiologia del sistema politico innervato di corruttela e affarismo”.
Lei fa di tutta l´erba un fascio?
“Parlo del centrosinistra, di tutti noi, con un´avvertenza: per noi non vale e non può valere la parabola evangelica del “voi guardate la pagliuzza nel nostro occhio invece della trave nell´occhio del centrodestra”, perché penso che i fenomeni di pubblica immoralità non si possono pesare, non hanno una gerarchia. Il punto è: la questione morale è o no una grande questione politica, che ha a che fare con la fragilità costitutiva della nostra borghesia? Siamo di fronte a una sorta di “mucillagine” istituzionale e la politica è spiazzata. Il ceto politico è un insieme di negoziatori di interessi localisti, lobbistici, corporativi. Se la politica si organizza come mercato elettorale, allora la compravendita si potrà fare in Transatlantico, in quello che è diventato il paese di Scilipoti”.
Tuttavia, Bersani fa bene a minacciare una class action degli iscritti contro la macchina del fango sul Pd?
“Capisco la difficoltà che vive il Pd in questo momento e anche il sentimento di assedio che si riverbera nelle parole di Bersani. Però credo che bisogna evitare di imboccare le scorciatoie, o di offrire rappresentazioni complottistiche: il problema c´è ed è gigantesco, chiama in causa la nostra capacità di rinnovamento”.
La diversità della sinistra è quindi perduta?
“Esiste, se la sinistra è capace di denunciare l´immoralismo di una classe dirigente che fa operazioni di vera macelleria sociale. La diversità vive in un programma in grado di ribaltare quella incredibile coazione a impoverire i poveri e arricchire i ricchi. La questione morale è questione politica e sociale. Si dice che la politica è una casta, più che altro rischia di essere la guardiana degli interessi di tante caste. Solo lo 0,7% degli italiani denunciano redditi superiori a 100 mila euro all´anno, ma basta affacciarsi nei porticcioli per avere un´idea sommaria ma efficace di quanta ricchezza e lusso ci siano, senza rispondere a un dovere di solidarietà e di austerità”.
Non trova imbarazzante il “caso Tedesco”, che è stato ex assessore della sua giunta in Puglia?
“Oggi quella vicenda è consegnata alle aule giudiziarie. Ma tempeste giudiziarie hanno riguardato la sanità piemontese e quella lombarda. L´organizzazione della sanità è il più gigantesco luna park affaristico-corruttivo del nostro paese”.
Ha detto di volersi ritirare da questa politica che non le piace: ci ha ripensato?
“Sono entrato in politica subendo il fascino di Enrico Berlinguer: non mi sento un uomo in carriera e talvolta ho schifo sia del fango che della macchina del fango, e ci sono momenti in cui viene voglia di evadere. Ma non abbandono la battaglia politica. Non è una marcia indietro la mia rispetto a quanto detto. Però voglio combattere i miei avversari senza bisogno dello sputo, provando a rispettarne l´umanità. Il centrosinistra deve costruire un´offerta politica contro i ladri, una grande alternativa di valori, il racconto di un´Italia migliore fondata sulle virtù civiche e i beni comuni”.
Da "La Repubblica 29/07/2011
postato da Paolo Gonzaga
Il buco della Moratti
Comunicazioni
22 luglio 2011
Addizionale Irpef e Biglietto dell'autobus. Non si faccia propaganda, ma si ami Milano
Quando si sono aperti i libri contabili del Comune di Milano, toh, il regalo e la dote della Moratti: 184 Milioni di Euro di buco.
Entro il 31 Agosto Milano deve garantire entrate altrimenti va in default. Che significa non ricevere più fondi statali e bloccare l'erogazione di servizi essenziali.
E' la vergogna delle amministrazioni di centrodestra a cui tocca mettere una toppa.
E che fare?
Sull'Ici non si può intervenire, recupero dell'evasione non si può ascrivere a bilancio, come per vendite non ancora effettuate (come le quote di Serravalle, per fare un esempio a caso).
E' necessario, per salvaguardare Milano fare un operazione: applicare l'addizionale Irpef dello 0.2%.
E che significa?
Che i Milanesi che guadagnano più di 26.000 Euro l'anno pagheranno di media 60 Euro all'anno per garantire a Milano di esistere.
E' la più bassa addizionale d'Italia (Roma ha lo 0.9 tanto per dire) e toccherà solo chi guadagna dal benino in su.
Non sono contento, ma è una misura necessaria.
Da milanese l'accetto, con il dispiacere di vedere Milano costretta a questo.
C'è un altro nodo: l'autobus.
Milano fino ad oggi è stata la città col biglietto urbano più basso rispetto all'Europa, ma con gli abbonamenti in media nazionale.
Da sempre disincentivato l'abbonamento.
L'aumento del biglietto a 0.5 permetterà di avere servizi migliori e di salvare anche ATM, che non se la passa bene dopo che la regione Lombardia di Formigoni ha tagliato 42 milioni di Euro per il trasporto milanese.
Ma nel frattempo gli abbonamenti rimarranno invariati.
Incentivare gli abbonamenti è la politica di tutti i paesi civili. Nel frattempo il tempo di validità del biglietto passserà da 75 minuti a 90. Gli anziani sotto un certo reddito ne saranno esenti, i giovani fino a 26 (a prescindere se studenti o meno) avranno prezzi stracciati.
Chiunque da oggi userà questa minima manovra per farsi propaganda e pubblicità, per me sarà un ipocrita.
Per guadagnare qualche voto, mettere in discussione la propria città e i suoi servizi non è la soluzione a nulla.
I milanesi lo capiranno. Ne sono certo. Ricorderanno la pessima amministrazione che oltre a tagliare i fondi per i servizi sociali, non ha investito in nulla.
E rideranno di coloro che, per meschini interessi di visibilità, di convenienza e di pura propaganda, urleranno e sbraiteranno contro gli interessi della città.
Entro il 31 Agosto Milano deve garantire entrate altrimenti va in default. Che significa non ricevere più fondi statali e bloccare l'erogazione di servizi essenziali.
E' la vergogna delle amministrazioni di centrodestra a cui tocca mettere una toppa.
E che fare?
Sull'Ici non si può intervenire, recupero dell'evasione non si può ascrivere a bilancio, come per vendite non ancora effettuate (come le quote di Serravalle, per fare un esempio a caso).
E' necessario, per salvaguardare Milano fare un operazione: applicare l'addizionale Irpef dello 0.2%.
E che significa?
Che i Milanesi che guadagnano più di 26.000 Euro l'anno pagheranno di media 60 Euro all'anno per garantire a Milano di esistere.
E' la più bassa addizionale d'Italia (Roma ha lo 0.9 tanto per dire) e toccherà solo chi guadagna dal benino in su.
Non sono contento, ma è una misura necessaria.
Da milanese l'accetto, con il dispiacere di vedere Milano costretta a questo.
C'è un altro nodo: l'autobus.
Milano fino ad oggi è stata la città col biglietto urbano più basso rispetto all'Europa, ma con gli abbonamenti in media nazionale.
Da sempre disincentivato l'abbonamento.
L'aumento del biglietto a 0.5 permetterà di avere servizi migliori e di salvare anche ATM, che non se la passa bene dopo che la regione Lombardia di Formigoni ha tagliato 42 milioni di Euro per il trasporto milanese.
Ma nel frattempo gli abbonamenti rimarranno invariati.
Incentivare gli abbonamenti è la politica di tutti i paesi civili. Nel frattempo il tempo di validità del biglietto passserà da 75 minuti a 90. Gli anziani sotto un certo reddito ne saranno esenti, i giovani fino a 26 (a prescindere se studenti o meno) avranno prezzi stracciati.
Chiunque da oggi userà questa minima manovra per farsi propaganda e pubblicità, per me sarà un ipocrita.
Per guadagnare qualche voto, mettere in discussione la propria città e i suoi servizi non è la soluzione a nulla.
I milanesi lo capiranno. Ne sono certo. Ricorderanno la pessima amministrazione che oltre a tagliare i fondi per i servizi sociali, non ha investito in nulla.
E rideranno di coloro che, per meschini interessi di visibilità, di convenienza e di pura propaganda, urleranno e sbraiteranno contro gli interessi della città.
Luca Gibillini
Consigliere Comunale di SEL
Articolo pubblicato il 22/07/2011 su:
http://www.sinistraecologialiberta.it/
p.s. : Oggi 29 Luglio, ci giunge la buona notizia sull'applicazione e sull'esenzione dell'addizionale Irpef che é andata molto meglio di come si temeva: l'esenzione dall'addizionale Irpef non é più per i redditi sopra i 26.000, ma ne saranno esentati i redditi sino a 33.500, come ci anticipava esprimendo una sua opinione, la bravissima Patrizia Quartieri in un incontro con iscritti e simpatizzanti di Sel in Zona 2. Un ulteriore segno della saggezza di questa giunta, perché nella fascia tra i 26.000 e i 33.500 euro c'è un mondo di onesti lavoratori, che pagano le tasse fino in fondo e che certo non se la passano bene. Diciamo che quindi la tanto detestata aliquota si risolve che i milanesi che guadagnano più di 33.500 euro dovranno pagare una sessantina d'euro...
Paolo Gonzaga
SEL Zona 2
postato da Paolo Gonzaga il 29/07/2011
giovedì 28 luglio 2011
Altramanovra
Basta missioni militari: con quei 4 miliardi asili e parchi giochi
martedì 26 luglio 2011 | Paolo Cento | 13 commenti
La recente manovra economica del governo ha messo in ginocchio il sistema delle autonomie locali e il taglio di 9 miliardi si scaricherà sui cittadini con la cancellazione di sevizi essenziali, tagli alle politiche ambientali,aumento della tassazione locale. Una contraddizione inaccettabile se la mettiamo in relazione con l’aumento delle spese militari e i costi delle missioni militari.
La morte del 41 militare italiano in afghanistan ci aggiorna il conto umano inaccettabile di queste guerre . Bisogna riprendere l’iniziativa politica e sociale di sel ed aggrdire il nodo manovra economica – costi delle missioni militari – tagli ai servizi locali lanciando una vera e propria campagna di mobilitazione capace di coinvolgere tutti i gli amministratori locali di SEL.
Per questo il 17 settembre nell’ambito della festa regionale di SEL a Firenze abbiamo convocato una grande iniziativa di tutti i consiglieri comunali, provinciali, regionali di SEL per una giornata di discussione e di lotta contro la manovra economica, le spese militari e per rilanciare un nuovo modello di welfare municipale ed economia ecologica del territorio per uscire dalla crisi e riconquistare la speranza ne futuro.
Paolo Cento
articolo postato da Paolo Gonzaga
martedì 26 luglio 2011
L'importanza di iscriversi a Sinistra Ecologia Libertà, se vogliamo cambiare questo paese e il mondo
In un momento in cui la finanza globalizzata sta franando, distruggendo ogni residua illusione nel neo-liberismo e nelle magnifiche sorti del libero mercato globale, (per chi ne ha mai avute) c'è un progetto in Italia che indica il percorso per una nuova sinistra del XXI secolo. Per dare forza a questo progetto, c'é bisogno delle migliori intelligenze e della massima partecipazione dei cittadini e delle cittadine. Ecco perché vale la pena iscriversi a Sinistra Ecologia Libertà. L'appello di Vendola é stato fatto l'anno scorso e alla luce degli ottimi risultati ottenuti, assume una validità e una attualità ancor più forti.
Paolo Gonzaga
APPELLO DI NICHI VENDOLA
Paolo Gonzaga
APPELLO DI NICHI VENDOLA
lunedì 25 luglio 2011
Per un Parlamento pulito, per una politica fatta per passione e perché i corrotti e criminali stiano fuori.
Il parlamento degli impuniti
sabato 23 luglio 2011 | Claudio Fava | 11 commenti
Probabilmente per raccontare il piccolo mondo dei politici di mestiere, la parola “casta” è termine corretto e dovuto. Improprio ne è semmai l’uso. Si parla di casta, in molte sdegnate articolesse, per raccontare i denari dei deputati, certi loro privilegi (il diritto alla pensione, perdio!), le cifre degli stipendi sempre arrotondate verso l’alto e verso il lordo, i soldi per i portaborse, la barberia e la buvette a Montecitorio…
Ben vengano tagli e risparmi, ci mancherebbe. Ben venga anche un salario uguale (come a Strasburgo) per tutti i parlamentari d’Europa (e naturalmente, come a Strasburgo, con un prelievo fiscale “europeo”, che è metà di quello italiano). Ben venga il taglio delle auto blu, previste nei regolamenti come misura di sicurezza personale e trasformate, nella consuetudine, in uno jus vitalizio politicamente trasversale e irrinunciabile (a destra, al centro, a sinistra). Ben venga tutto. Ma la casta, in Italia, si manifesta in altre forme, più spregiudicate e meno scoperte dei tramezzini al bar della Camera.
Parliamo dell’impunità. Cioè di un parlamento che possiede, nei confronti delle leggi e del principio di responsabilità personale, un rapporto assai più lasco di quello che si pretende da tutti gli altri cittadini. Scoprire da una compilazione di Repubblica che 84 parlamentari in carica sono inquisiti, imputati o condannati, vuol dire riferirsi al dodici per cento della popolazione di Camera e Senato. E’ come se parlassimo di otto milioni di italiani accusati d’essere corrotti, concussi o amici dei mafiosi: nemmeno nella Repubblica Dominicana ai tempi di Trujillo! La cifra imbarazza anche se la leggiamo al netto da ogni finto moralismo. E perfino se le attribuiamo l’attenuante generica di una sovraesposizione naturale sul versante delle regole e dei comportamenti per chi si immerge ogni giorno nella battaglia politica. Insomma, accordiamo ai parlamentari un’alea di rischio personale, trattiamo con la dovuta benevolenza i loro peccati veniali: restano comunque decine di deputati e senatori accusati di essersi lasciati comprare o di aver venduto cariche e appalti, di aver trafficato con i voti della mafia e della camorra, di aver protetto o favorito incalliti criminali. Insomma, d’essere stati ben lontani da quelle virtù elementari che si pretendono, in ogni parte del mondo, da un legislatore.
In questo c’è un sentimento di casta: nel non parlarne, o nel non parlarne abbastanza, come se quei dodici per cento di onorevoli inguaiati fino al collo con la giustizia fosse solo una trascurabile corvée, un prezzo che va pagato, un dettaglio. Se non fosse una casta, l’attuale parlamento avrebbe preteso da se stesso già a causa di queste percentuali indecorose un rinnovamento profondo e immediato, andando allo scioglimento anticipato di Camera e Senato a prescindere dai numeri d’aula, dai deputati acquistati un tanto a mutuo, dai partitini prefabbricati per tenere in piedi maggioranza e legislatura. Perché il punto non è più l’assenza di una maggioranza ma l’assenza di una vis politica, di un sentimento di elementare decenza senza il quale non si ha il diritto di decidere nemmeno le quote millesimali di un condominio.
Lo scrivo proprio perché mi sento lontano dalla demagogia di Grillo, dalle sue urla generiche e inoffensive nei confronti di tutti i politici. Non tutti i politici si trovano a condividere le condizioni e le miserie di quella loro opaca minoranza, ma senza un atto politico che restituisca il Parlamento alla sua dignità, quell’opacità finisce per offuscare il destino di tutti. E per far brillare la parola casta come l’unica definizione possibile.
Il punto è dissociare quei destini, prendere strade diverse, evitare di restare sotto lo stesso tetto istituzionale con Dell’Utri, Cosentino, Cesaro, Romano, Papa, Lombardo, Berruti, Brancher, Milanese, Tedesco, Fitto, Vizzini, D’Alì… Agli stipendi dei parlamentari, se troppo alti, si pone rimedio tagliandoli. Ma all’imbarazzo di tenere in vita un Parlamento di inquisiti e di pregiudicati si pone rimedio solo sciogliendolo, andando al voto con liste che utilizzino il codice di autoregolamentazione (approvato all’unanimità da tutti i partiti la scorsa legislatura in commissione antimafia, e mai applicato) e offrendo agli italiani una legge elettorale che permetta loro finalmente di scegliersi i deputate e i senatori per nome e cognome.
Claudio Fava
Direttivo Sinistra Ecologia Libertà
Postato da Paolo Gonzaga
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