sabato 30 luglio 2011

La destra nemica dell'ambiente



La prossima battaglia della destra? Negare il riscaldamento globale

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A volte per conoscere in anticipo cosa farà il centrodestra è utile leggere quanto si scrive su giornali e blog apparentemente non legati a quella parte politica. Tra le migliori fonti in questo insieme variopinto di commentatori “intelligenti”, “moderati” e “terzisti” c’è TheFrontpage.it, il blog (in realtà un vero e proprio giornale) di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, già dalemiani ma da tempo passati ad una presunta neutralità: per uno dei due consiste nel curare le campagne elettorali dei candidati del Pdl, mentre per l’altro si traduce nel fare l’opinionista per “il Giornale”.
Da qualche tempo su TheFrontPage, nella categoria “Scienza e Tecnologia”, si possono leggere articoli con titoli come questi: “Congelati o arrostiti, dovete morì!”, “Verdi come i dollari”, “L’uomo che inventò l’eco-catastrofismo” tutti firmati con lo pseudonimo Portoreale (ma come vedremo di reale c’è ben poco).
La tesi è sempre la stessa: il cambiamento climatico non esiste, se esiste non porterà catastrofi e soprattutto non è causato dall’uomo; chi lo afferma lo fa per guadagnarci e fa parte della Climate Change Inc., la quale complessivamente muoverebbe più denaro che l’industria del petrolio (sic!). A capo di tutto c’è Al Gore.
Ma davvero il global warming è una bufala, come sostengono Velardi e Rondolino? Purtroppo per noi, no. Si tratta invece di una evidenza scientifica supportata da dati, ricerche, modelli, verificabile da chiunque. La scienza da alcuni anni ha accertato che ormai vanno considerati fatti: 1) il riscaldamento globale esiste; 2) esso è in larga parte dovuto all’attività umana; 3) esso comporta cambiamenti climatici misurabili e documentabili che possono condurre a catastrofi.
Gli articoli di TheFrontPage, invece, riprendono siti e blog (in gran parte americani, come Climate Change Hoax) che negano queste tesi. Non si tratta di documenti scientifici, quanto invece di qualcosa che, per linguaggio e metodo, rassomiglia molto all’arcipelago dei siti “complottisti” sull’11 settembre. La coincidenza è sconcertante: si attaccano i sostenitori del global warming antropico sul piano personale, accusandoli di guadagnarci; si insinua che essi sono parte di un complotto internazionale; si fa leva sui fatti ancora non spiegati o dubbi per affermare che l’intero impianto teorico, comprese le sue conseguenze, è fallace (che è un po’ come dire che il Modello standard della fisica quantistica è una bufala solo perché non è ancora stato scoperto il bosone di Higgs o perché esiste anche la teoria delle stringhe); si contrappongono le diverse modellizzazioni per concludere che, poiché in contraddizione su alcuni aspetti, sarebbero tutte false, il che equivale ad affermare che, siccome la Relatività generale è diversa dalla gravità newtoniana, allora sono sbagliate entrambe (mentre sono entrambe “vere” sia pure con gradi di approssimazione differenti). Nei casi più gravi si presentano dati falsi a sostegno della propria tesi negazionista.
La parte più divertente del negazionismo climatico riguarda i finanziamenti alle ricerche. Poiché – si sostiene – il catastrofismo fa molto parlare di sé, esso attrae finanziamenti pubblici e privati più facilmente di quegli studi che tendono a ridimensionare la portata dell’intervento umano nei cambiamenti climatici e dei cambiamenti stessi. Il fatto divertente è che i pochi studi di questo genere hanno attratto eccome investimenti: quelli dei petrolieri, ed in particolare della EXXonMobil. Studi che, ovviamente, la comunità scientifica ha respinto perché farlocchi. Diffondere il dubbio su una tesi scientifica comunemente accettata è il modo che hanno le industrie di mitigare i limiti che i politici potrebbero imporre alle emissioni. E’ esattamente lo stesso metodo usato per contestare la pericolosità del tabacco: anche in quel caso le industrie finanziarono studi di parte il cui esito era scritto già prima di iniziare la ricerca.
Tutto ricorda da vicino – troppo da vicino – le strampalate tesi degli antievoluzionisti. Non pare quindi un caso che il Paese dove più alta è la percentuale di scettici (tra la gente comune), in entrambi i casi, sono gli Stati Uniti.
Tanto per avere un’idea di quanto l’ACC (Anthropogenic Climate Change) è condiviso nel mondo scientifico, basti pensare che tutte – sottolineo: tutte – le accademie scientifiche nazionali sostengono la sua fondatezza scientifica. Tra queste, anche quelle dei Paesi del G8, più quelle dei paesi BRIC (Brasile-India-Cina), ovvero le nazioni responsabili della quasi totalità delle emissioni dei gas serra, principale causa del riscaldamento globale. Questa adesione all’ACC, iniziata ormai da decenni, è stata confermata e si è ampliata ogni volta in occasioni degli innumerevoli e infruttuosi vertici governativi sul clima ed ha trovato la massima espressione nell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) . Ogni volta le accademie nazionali hanno evidenziato che le più recenti ricerche hanno sempre confermato l’esistenza e la pericolosità dell’ACC. Lo stesso dicasi per tutti – e sottolineo tutti – gli organismi internazionali che raccolgono gli istituti di ricerca scientifica nel mondo o nei singoli continenti. E, ancora, uno studio comparativo sulle riviste scientifiche mondiali, condotto su quasi 1000 paper tra il 1993 e il 2003 ha concluso che latotalità dei testi pubblicati, quindi sottoposti al peer review, conferma o dà per acquisito il riscaldamento globale di origine antropica. Al limite, alcuni paper differiscono per “tempo e modo” di questa influenza o mettono in dubbio alcuni aspetti specifici dei modelli climatici. Nessuno però mette in dubbio la spiegazione corrente in quanto tale. Per usare le parole della Royal Society del Regno Unito: “C’è una forte evidenza che il riscaldamento globale dell’ultimo mezzo secolo è stato causato in larga parte dall’attività umana, come la combustione dei combustibili fossili e il cambiamento nell’uso dei terreni, inclusa l’agricoltura e la deforestazione”.
Anche se il paragone è improprio, è comunque significativo notare come l’ACC goda di un consenso scientifico persino superiore a quello dell’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica. Gli unici organismi che negano l’ACC sono i think thank legati al partito repubblicano e all’area conservatrice negli USA, dai nomi piuttosto eloquenti come “American Enterprise Institute” e “Competitive Enterprise Institute”, che spesso fanno leva sulle opinioni personali dei pochissimi scienziati negazionisti. Si tratta normalmente di ricercatori in pensione che non compiono più studi da tempo, autori di articoli senza reali basi scientifiche che non passerebbero il vaglio preliminare prima della pubblicazione su una rivista scientifica. Si parva licet, il caso ricorda un po’ gli ormai scomparsi negazionisti della meccanica quantistica che si appellavano allo scetticismo di Einstein sull’argomento. Solo che qui non c’è di mezzo la sorte del povero gatto di Schrödinger ma quella del genere umano.
Del resto tutte le teorie scientifiche hanno trovato nel corso della loro storia qualche illustre contrario. Gordon MacDonald , consigliere scientifico di Johnson e Nixon, ha negato la tettonica a zolle fino alla sua morte, avvenuta nel 2002. Solo che nessuno gli ha mai – giustamente – dato ascolto. Nel caso del clima (e purtroppo anche in quello dell’evoluzionismo) invece l’opinione pubblica è stata convinta che c’è un acceso dibattito tra gli scienziati circa la responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici. La risposta è, semplicemente, no: tutti accettano che questa sia la spiegazione che supera le altre possibili, secondo le conoscenze attuali. Il dibattito riguarda i particolari, non il quadro generale, e nel tempo si fa sempre meno intenso con il perfezionamento dei modelli e delle rilevazioni che stanno confermando quanto sia importante (e urgente) fermare l’emissione di gas serra e la deforestazione.
Certo questo non significa che il dibattito tra gli scienziati sul clima non esiste. C’è chi considera certa o almeno molto probabile la preponderanza dell’ACC rispetto ad altri fattori e chi svolge ricerche tentando di trovare fattori più importanti. Non è una novità. Per come funziona la scienza il dibattito non si chiude mai, perché altrimenti non sarebbe scienza, ma fede: qualsiasi acquisizione della scienza viene sempre, costantemente, messa sotto il torchio della ricerca, tesa a confutare l’acquisizione stessa. E non deve sorprendere che spesso siano proprio i sostenitori di una certa tesi a cercare la prova contraria: è proprio dal fallimento delle possibili falsificazioni che una teoria scientifica prende forza. Il riscaldamento globale di origine antropica non fa eccezione e i modelli fin qui elaborati hanno calcolato la differenza tra il riscaldamento dovuto a fattori naturali e quello causato dall’uomo, concludendo che il peso dell’uomo è di gran lunga maggiore dei fattori naturali e ciò che potrebbe farci fare la fine dei dinosauri.
Perché questo argomento torna in auge proprio ora? Appare sin troppo evidente la coincidenza con la marcia indietro sul nucleare da parte di diversi Paesi industrializzati. I produttori di energia hanno bisogno di dimostrare che carbone, petrolio e gas sono innocui o quasi. Per farlo hanno bisogno di diffondere incertezza, dubbio, paure sui risultati della scienza. E’ sempre la solita solfa. L’Italia come gli USA, purtroppo, è sensibile ad argomenti del genere: basti ricordare che noi siamo con l’America l’unico Paese occidentale dove il governo ha tentato di introdurre il “disegno intelligente” nell’istruzione scolastica. Siamo anche il Paese dove una legge ha normato il fine vita sulla base dell’assunzione, contraria alla scienza, che l’alimentazione artificiale non è un trattamento medico. Cercando su Google Italia “anthropogenic global warming” (la dizione con cui in genere i critici si riferiscono all’ACC) i risultati provenienti da siti negazionisti sono molte migliaia. Vi sono interi blog dedicati all’argomento, tra cui il più attivo è il sito climatemonitor.it, tenuto da alcuni blogger vicini al PdL. Questo dà una misura di quanto sia pericolosa la campagna che vedremo presto partire in grande stile sui giornali d’area berlusconiana, sui blog fintamente “terzisti” e sulle tv, approfittando ovviamente di “questo strano luglio troppo fresco”.
Guido Iodice
Articolo tratto dal sito di Sinistra Ecologia Libertà
http://www.sinistraecologialiberta.it

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